1940 — Il XX secolo fu nuovamente segnato da orribili fatti di sangue e dalla miseria portata dallo scoppio della “Seconda Guerra Mondiale”. Com’era già accaduto in precedenza anche in questa occasione Spezzano dovette offrire un costoso contributo nel sacrificare e piangere i suoi morti caduti un po’ su molti fronti; uno di questi fu quello Albanese. Difatti, già il 28 ottobre del 1940, anno della dichiarazione di guerra alla Grecia, un gruppo di soldati del 226° fanteria divisione Arezzo, si trovava qui a combattere ed a morire per la patria. La notizia dello sbarco degli alleati e della sottoscrizione dell’armistizio, arrivò come un fulmine a ciel sereno, mentre un sospiro di sollievo sembrò uscire dai cuori angosciati della popolazione. Allorquando queste notizie furono ufficializzate, i tedeschi accampati nelle terre del maggiore Forte presto si organizzarono per ripartire verso nord. Il 14 settembre 1943 tre autoblindo  alleate giungono a Spezzano, mentre la popolazione usciva dai balconi ornati di coperte rosse in segno di accoglienza per i nuovi arrivati. In seguito a ciò il paese per diversi giorni restò senza una guida, finché venne nominato commissario prefettizio l’avvocato Giovanni Rinaldi il quale con la caduta del fascismo stava organizzando la fondazione del partito comunista a Spezzano. Tre correnti politiche si contrapponevano a quella di Rinaldi: quella fascista delle famiglie vicine al regime, quella di pochi Socialisti e la corrente dei Democristiani. Questi ultimi non avevano un personaggio di spicco, come poteva vantare la sezione provinciale di Cosenza nella persona dello spezzanese avv. Gennaro Cassiani, (figlio dello storico avv. Ferdinando). Quest’ultimo ricevette nel 1943 da Alcide De Gasperi l’oneroso incarico di organizzare il movimento della Democrazia Cristiana.

1928 — Questa data è importante in quanto segna l’apertura delle Terme. Tutto ebbe inizio dopo la Prima Guerra Mondiale, quando “l’acqua” attirava a se la gente sofferente, e tra questi vi fu Vincenzo Piro di Aprigliano. La cura effettuata con quest’acqua lo guarì e lo legò tanto a questo luogo che decise di fondare un centro termale acquistando i terreni antistanti e dove costruì la struttura grazie ad una valida squadra di muratori. Da un controllo effettuato vennero riscontrate quattro tipologie di acqua: l’Acqua delle Grazie; l’Acqua di Sant’Antonio; l’Acqua del Principe; l’Acqua della Mensa. Ognuna di queste acque aveva delle caratteristiche terapeutiche proprie. Gli anni ’30 a Spezzano Albanese vengono ricordati per la costruzione dell’Acquedotto. Persino il regime fascista ebbe a cuore questo problema e fece arrivare dei fondi affinché si potessero ultimare i lavori e nell’anno 1932 da tutte le fontane delle piazze si poteva vedere l’acqua scorrere. Dopo quella dell’installazione della luce elettrica nel 1916, questo fu il secondo avvenimento di notevole importanza per la comunità.

1921 — Gli anni successivi alla Prima Guerra Mondiale furono caratterizzati oltre che dal tentativo di ripresa economica anche da nuovi ed importanti eventi politici. Nuovi scenari si stavano proponendo all’orizzonte ed in modo particolare la nascita del Partito Nazionale Fascista che nel 1921 venne fondato dai fasci di combattimento organizzati a loro volta a Milano da Benito Mussolini il 29 marzo 1919. A Spezzano la prima sezione fascista venne aperta nel 1922 dall’avv. Alessandro Marini il quale ne divenne il segretario politico. Mentre l’avv. Angelo Forte, già maresciallo all’epoca della guerra e fratello della medaglia d’oro don Vincenzo, divenne il capo delle famigerate camicie nere. Altri uomini importanti furono Luca Marini, Alfonso Cucci, figlio del Notaio ed Agostino Ribecchi (allora studente in veterinaria). La sezione di Spezzano ebbe luogo nel palazzo Grisolia, alle spalle della strada nazionale.Di estrema importanza è  segnalare anche che nel 1919 sorse a Spezzano una fiorente sezione del partito socialista, organizzata dal avv. Giovanni Rinaldi che ne era l’anima. In lui il fascismo vide un avversario irriducibile tanto da costringerlo al confino e al domicilio coatto, dopo la seconda guerra mondiale aderì al partito comunista italiano e per diversi anni fu sindaco di Spezzano.

1900 — Il secolo si aprì con una delle tragedie più grandi che ha segnato il destino di un’intera generazione: La Prima Guerra Mondiale. Spezzano, come molti altri paesi d’Italia, in quel periodo ha dovuto soffrire per la povertà e  pagare un tributo altissimo in fatto di morti e feriti. Nel  1916, in piena guerra,  a Spezzano venne effettuato l’allacciamento della rete elettrica, mentre il 1919 è segnato da una altra tappa molto importante: l’apertura della Cassa Rurale fondata nel tentativo di aiutare le famiglie più svantaggiate economicamente per le conseguenze della grande guerra. Tra i fondatori si ricordano Don Francesco Gullo, Francesco Gullo fu Nicola, Giuseppe Curti fu Ferdinando, Nicola De Rosis fu Domenico, Angelo Maria Chiurco fu Domenico, Antonio Pesce fu Vincenzo, Francesco Serra fu Alessio, Giuseppe Pesca fu Francesco. In questo periodo di ripresa si segnala anche l’apertura del Cinematografo (1919) ad opera del cav. Gaetano Barbati e di Angelo Maria Montone con il nome di “Cinema Irene” con sede nel secondo basso di Palazzo Longo scendendo via Roma. Nel 1927 il Circolo Cattolico lo riaprì dando a questo lo stesso nome ed utilizzando lo stesso proiettore ma cambiando la sede che ora si trovava nel Palazzo Nociti. Questo fu un anno importante e ricco di nuove iniziative difatti è anche l’anno dell’apertura del “Circolo filarmonico e di cultura”; la sede fu messa a disposizione dal sig. Tommaso Quintieri in un locale nei pressi del Monumento ai Caduti. C’erano due stanze, una con tavoli per il gioco e un'altra adibita a stanza di lettura con vari libri a disposizione dei soci.

1860/1878 — Tra gli avvenimenti più importanti per la storia di Spezzano è da annoverare il passaggio di Garibaldi attraverso il paese durante la vittoriosa campagna militare condotta contro i Borboni conclusasi con la conquista di Napoli. Questo episodio sancì la fine dei Borboni e il preludio all’Unità d’Italia. Dal 1860 al 1878 Spezzano attraversò un periodo di notevole benessere e, poiché la linea ferroviaria non era stata ancora aperta, la strada che attraversava il paese costituiva un punto di transito per il cambio di cavalli per tutti coloro che da Cosenza si recavano nella vicina Castrovillari permettendo così la nascita di alberghi, ristoranti e caffé decorosi che offrivano ristoro ai viaggiatori in transito.

1807/10 — Relativamente a Spezzano l’Ottocento segnò l’apertura, ad opera del governo di Gioacchino Murat (1807/1810), della grande arteria che da Cosenza, passando per Spezzano, conduceva a Napoli.

1735 — Nel 1735, durante l’arcipretura di D. Parisio Ribecco fu eretta la chiesa del Carmine. Come riportato nell’iscrizione posta sopra l’altare e secondo alcuni documenti, questa fu eretta ad opera di D. Alessandro Cucci il quale fece costruire anche la casa religiosa chiamando ad abitarvi alcuni sacerdoti secolari a cui successivamente il 26 luglio 1744 con un atto notarile donò la struttura completa. È curioso ricordare che durante il brigantaggio in questa chiesa ebbe sede il tribunale militare. Successivamente intorno al 1800 l’annesso convento fu ceduto alla “Congregazione di carità” che a sua volta diede una parte in affitto alla “Reale gendarmeria Borbonica” ed un’altra al “Giudicato Regio”, dove nel settembre del 1852 si fermò Re Ferdinando di Borbone. La parte che venne data alla gendarmeria fu, in tempi a noi più vicini, adibita a caserma dei carabinieri.

1668 —Nell’anno del Signore 1668 la chiesa di S. Pietro della terra di Spezzano passò dal rito greco a quello latino” (libro mortuorum del 1662-78), difatti il 4 marzo 1668 l’arciprete Magnocavallo celebra la prima messa nel nuovo rito. Tale avvenimento è ricordato per la pusillanimità di questo arciprete e per la tirannia di casa Spinelli, i quali nel frattempo si erano sostituiti ai Sanseverino diventando feudatari di questi luoghi, costringendo gli spezzanesi ad abbandonare il rito greco-bizantino. Tutto ciò avvenne anche per la forte pressione esercitata dall’arcivescovo di Rossano, appartenente alla famiglia degli Spinelli.

1400 — Intorno alla prima metà del 1400 iniziarono ad avere luogo le prime migrazioni di albanesi, i quali esausti per la tirannia dei turchi e certi della ospitalità che avrebbero ricevuto dagli Aragonesi, giunsero in Italia. La guida  militare, politica e spirituale per gli albanesi fu Giorgio Castriota Skanderbeg, poi divenuto il simbolo per eccellenza degli albanesi d’Italia. Dopo la sua morte (1468) e la definitiva caduta dell’Albania sotto il giogo dei turchi, iniziò l’esodo di quegli albanesi che non vollero rimanere assoggettati al dominio ottomano e con l’utilizzo di navi e barche di fortuna,

approdarono nel sud Italia. Dopo varie vicissitudini e con l’aiuto della casa d’Aragona, i profughi si stanziarono nelle province meridionali dell’Italia abbandonando ogni istinto bellicoso e dedicandosi a quella che allora era l’unico modo per garantirsi un sicuro sostentamento, la coltivazione dei campi. Fu così che andarono a ripopolare e riedificare diversi borghi e villaggi ottemperando al divieto loro imposto di  stabilirsi tutti nella medesima località. Secondo gli storici Taiani e Rodotà, diverse furono le emigrazioni degli albanesi in Italia, ed in diverse epoche furono ripopolati vari paesi dell’Italia Meridionale. Ciò accadde anche grazie alla benefica intercessione della principessa Irene Castriota, nipote del già citato Skanderbeg e duchessa di San Pietro di Galatina andata sposa a Pietro Antonio Sanseverino (principe di Bisignano).

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Anticamente . . . Il territorio nel quale si stanziarono gli albanesi nel sec. XV vanta una storia molto antica: gli scavi eseguiti per lo più da studiosi americani nella zona archeologica della Necropoli Preellenica di Torre Mordillo, hanno portato alla luce numerosi reperti risalenti all’età neolitica, greca e romana ( conservati nel Museo Civico di Cosenza). Nelle terre di questo sito sono stati rinvenuti numerosi reperti in buono stato di conservazione risalenti alla prima età del ferro (sec. IX-VII a.C.), che attualmente sono custoditi nei musei di Sibari, Reggio Calabria, Cosenza, Taranto, Castrovillari e nel museo “Pigorini” di Roma. Tra questi reperti, quello che più di tutti  attira l’interesse è un oggetto a forma di pettine risalente all’epoca preellenistica. Oggi questo prezioso reperto è conservato nel museo archeologico di Sibari che si trova non molto distante da Torre Mordillo.

 

 

 

 

 

                         

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1572 On the 31st of October 1572, Spezzano received, from Niccolò Sanseverino, son of Pietro Antonio and Irene Castriota, the beloved “Capitolazioni.” This is an act of submission by the people who lived in the “hamlet” toward the overlord. By this he allowed people to work his lands and use his water.

1848 — Questo secolo è ricordato per l'importanza della "Rivoluzione del '48". Anche Spezzano vi prese parte, ciò è menzionato nel "Cassiani", infatti vicino al "Polte dell'Intavolato" circa 4000 uomini (Siciliani e Calabresi) alla guida di Ribotti, si batterono contro le truppe del Busacca. Alla fine Alla fine degli scontri il Generale Ribotti ebbe grandi parole di elogio per i suoi uomini e per la comunità intera. Nel 1848 oltre  a questi eventi militari ricordiamo anche la costruzione del  Cimitero, nell'area vicina alla chiesa di Costantinopoli. Il nostro fu uno tra i primi paesi ad avere un vero e proprio cimitero; difatti prima di allora i morti venivano tumulati nelle tombe sottostanti i pavimenti delle chiese, in tombe comuni detti "varret" . Mentre l'ossario della chiesa Madre, che si trovava nei pressi delle ultime stanze di palazzo Rinaldi dal lato posteriore della porta piccola della Chiesa, veniva chiamato "Cimtori".

1830 — In quest'anno, vicino al fiume Esaro, viene scoperta una fonte di acqua minerale purgatica. Il nome "Acqua sulfurea" le venne dato per il suo particolare sapore ed odore.

 

SPORTELLO LINGUISTICO  SPEZZANO ALBANESE

1467/1543 — Secondo fonti storiche è in questo arco di tempo che arrivarono i primi profughi i quali in seguito avrebbero contribuito alla fondazione di  Spezzano Albanese, San Demetrio Corone, San Giorgio e Vaccarizzo. I primi  albanesi giunti si stabilirono nei pressi delle attuali fonti “Pusi” e “Kulumbri”, successivamente approdarono altri gruppi che andarono a coabitare con gli indigeni del Casale di  San Lorenzo con i quali presto ebbero a scontrarsi e ad avere forti attriti. Le ragioni dei suddetti scontri sono presto spiegate dal fatto che i coloni lavoravano le terre dei “signori” locali e conducevano così una vita fatta di povertà e di stenti che spesso li portava, loro malgrado, a commettere piccoli furti.  In seguito a questi spiacevoli eventi, il marchese Marcello Pescara, sfruttando una legge emanata contro gli epiroti, li fece vigilare da “guardiani” i quali seminarono letteralmente odio e terrore causando inevitabili contrasti tra le due etnie. Non pochi problemi furono creati anche dai preti latini i quali mal sopportavano la presenza del “Papàs” di Rito Greco e per tanto contribuirono ad alimentare quel fuoco di odio rendendo vieppiù difficile la convivenza tra due fazioni già di per se diverse per usi, costumi, lingua e rito religioso. La situazione degenerò ulteriormente allorquando un nuovo gruppo di albanesi proveniente dalla città di Corone (1533) andò a stanziarsi nel casale di San Lorenzo contribuendo alla sovrappopolazione di quella comunità. Vista l’impossibilità di convivenza con la gente di San Lorenzo, gli albanesi, grazie anche all’autorizzazione avuta direttamente dal Re di Napoli presso cui vi si era recata una delegazione di rappresentanti locali per chiedere un altro territorio dove stabilirsi, furono autorizzati ad abitare il territorio adiacente la Chiesa della Madonna delle Grazie. È da questo momento che inizia la storia di “Spixana” (1543) le cui prime famiglie si andarono a stabilire ai piedi di un prezioso quanto antico simulacro della Madonna, le cui origini si perdono nella notte dei tempi e della cui storia molti scrittori ne hanno parlato. Dunque è qui attorno che sorge il paese ed è qui che viene eretto il Santuario della Madonna oggi indiscusso emblema del nostro beneamato paese. Solo successivamente intorno al 1600 il paese risalì verso la chiesa dei SS. Pietro e Paolo parte che si chiamò “Spetianum noviter aedificatum”. L’origine del nome molto probabilmente è latina, poiché, come risulta da documenti storici, il luogo dove oggi sorge Spezzano anticamente era denominato Spetianum.